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Entro i confini aziendali sorge una piccola cappella privata del Quattrocento, dove si pensa officiassero un tempo i frati Cappuccini. Di qui il nome "La Cappuccina", situata nel cuore dell'area di Soave, a Costalunga di Monteforte d'Alpone in provincia di Verona. L'azienda appartiene alla famiglia Tessari, da oltre un secolo e ha sempre vinificato le proprie uve, però è da oltre una decina di anni che Sisto, Pietro ed Elena Tessari, con l'esperto aiuto del padre Lorenzo, le hanno impresso nuovo vigore, indirizzandola verso una produzione di vini di indiscusso livello qualitativo. Così, abbandonata la vendita all'ingrosso di vino sfuso, i titolari della Cappuccina hanno deciso di seguire fino alla tappa finale i propri prodotti, commercializzandoli in bottiglia. Decisione accompagnata da un'estrema attenzione al rafforzamento e allo sviluppo della qualità attraverso le particolari cure dedicate ai 28 ettari di vigneto specializzato dell'azienda, adottando nuovi sistemi di potature, intensificando le densità degli impianti, puntando a minori rese di uva ad ettaro. E coniugando il tutto con la voglia di sperimentare ed esplorare, in uno spazio tanto vocato alla viticoltura, le possibilità alternative all'uva Garganega, progenitrice del Soave, che qui occupa la maggior quota (circa 70 %) delle vigne. Un cammino iniziato già nel 1985 (dopo la gelata di quell'anno e la conseguente necessità di reimpiantare una parte dei vigneti) con l'ingresso, a fianco del tipico vitigno veronese, di altre varietà: non solo Sauvignon e Chardonnay ma anche, in una zona "bianchista" come quella di Soave, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot. E' Sisto, laureato in Agraria, che imposta il lavoro nel vigneto mentre Pietro, enologo diplomato a Conegliano, è impegnato a tempo pieno in vinificazioni e cantina ed Elena, laureata in Economia segue il marketing aziendale. Le politiche innovative per la zona sono proseguite sul fronte dei sistemi di allevamento, introducendo accanto alla tradizionale pergola veronese nuovi impianti a spalliera allevati a cordone speronato e Guyot e sempre più fitti, fino a quelli realizzati di recente con densità di 4.800 ceppi per ettaro. L'occhio rivolto alla sempre maggiore qualità ha portato anche ad un'altra scelta molto impegnativa, in termini di costi e rischi, come quella di coltivare l'intero vigneto secondo il metodo dell'Agricoltua Biologica che prevede l'esclusione dell'uso di diserbanti, concimi chimici e pesticidi. Un costante lavoro di selezione in vigna, al quale l'azienda non ha trascurato di affiancare modernissime tecnologie di cantina, teso all'obiettivo di realizzare vini importanti ed apprezzati dal mercato. A rappresentare la gran parte delle bottiglie prodotte dall'azienda è il Soave doc con una qualificata serie di proposte. Oltre alla versione base, spiccano il Soave Superiore "Fontégo" e la riserva "San Brizio", dal nome del vigneto capace di produrre uve che conferiscono al vino carattere e tenuta nel tempo. Nell'ambito dei vini da vitigni "diversi" ci sono i rossi "Madégo", ottenuto in prevalenza da Cabernet Sauvignon e la riserva "Campo Buri" di Cabernet Franc maturato in piccole botti di rovere. E un piacevole bianco aromatico Sauvignon. Infine il Recioto di Soave "Arzimo" da uva Garganega passite, dolce e rotondo, dove la forza degli zuccheri si combina al vigore dell'alcol senza rinunciare alla fragranza dei profumi. Circa la metà della produzione aziendale viene esportata in Germania, Svizzera, Stati Uniti e un po' in tutto il mondo. |