Tra le pietanze locali più note, tra i piatti più proposti nei ristoranti della Valtellina, vi sono sicuramente i Pizzoccheri, rustiche tagliatelle, preparate impastando la farina di grano saraceno con la farina di grano tenero o di grano duro, a seconda che si preparino freschi o si vogliano far essiccare.
Rappresentano un’antica specialità della tradizione culinaria Valtellinese, un piatto contadino, frutto della cultura di gente semplice, ottenuto con quello che si coltivava su queste terre montane, capace di fornire le energie necessarie allo svolgimento di un lavoro duro in condizioni geografiche e climatiche spesso impervie.
Insaporiti con verdure dell’orto, verze, coste e patate, venivano conditi con i formaggi della nostra valle, come Casera e Bitto, e con lo strutto, poi sostituito nel tempo dal burro d’affioramento di malga.
Piatto povero, si diceva, ma ricco di calorie, capace di saziare e nutrire sostanziosamente, anche nei freddi e lunghi inverni valligiani.
Se ne trovano vaghe tracce in manoscritti del 1700, ma la loro origine è sicuramente anteriore, si ritiene nella seconda metà del ‘600.
Fino ai primi anni ‘70 i Pizzoccheri venivano esclusivamente preparati freschi per un consumo familiare e locale, finché nostro padre Luigi Sala, nel 1973, brevettò i Pizzoccheri essiccati.
Il segreto fu trovare le migliori farine e la giusta proporzione, oltre ad un’attenta e lenta essiccazione a basse temperature.
La possibilità di conservarli e di trasportarli facilmente permise che il nostro piatto tradizionale venisse esportato e conosciuto in tutto il mondo.
Riportiamo qui accanto la prima ed ormai “storica” scatola di cartone.
Ancora oggi vengono prodotti con la medesima cura, con più del 50% di farina di grano saraceno e la migliore semola di grano duro in tre formati.